ANALOGICO…che sorpresa!

Approfittando di un tranquillo weekend di mare invernale dopo mesi frenetici di lavoro, ho ripreso la mi amata Mamiya S645.

Caricato un rullino medio formato (ILLFORD DELTA 400), sono partita all’attacco della luce fredda e diretta del sole sull’acqua del mare nei mesi d’inverno.

Alla difficoltà di ritornare all’analogico, questa volta ho voluto provare per la prima volta il mirino a pozzetto, ritrovato in un mercatino dell’usato (prima volta in cui sono riuscita realmente a contrattare un acquisto nella mia vita). Dalle recensioni su internet e dal vecchio manuale d’istruzioni pare sia compatibile con il mio modello di macchina, su cui montavo un normalissimo mirino, ma adesso che sto attendendo lo sviluppo dei negativi comincia a salire la paura di ritrovare tutte le foto decentrate…staremo a vedere.

Ispirazione di queste foto è stato Ansel Adams, il re della fotografia in bianco e nero, massimo esperto del sistema zonale per leggere la luce e tramutare il panorama in un perfetto bianco, nero e grigio, nessuno a mio parere è più bravo di lui. I suoi manuali (ne consiglio la lettura … si ritrovano ancora su Amazon) sono un concentrato di tecnica, ispirazione, cultura e chimica/fisica, leggeri da leggere, ma densi di insegnamenti.

Questo pomeriggio ritirerò i rullini … a breve le foto!!!

Biografia per chi non conoscesse Ansel Adams:

Tra i più popolari fotografi al mondo, Ansel Adams ha dedicato l’intera vita alla natura, contribuendo in modo determinante a consolidare nell’immaginario collettivo l’idea della wilderness americana.

Nato a San Francisco pochi anni prima del catastrofico terremoto del 1906, durante l’infanzia trova nelle vicine dune del Golden Gate una fonte inesauribile di avventure. Il suo legame con la natura si trasforma in vera e propria passione in occasione del primo viaggio allo Yosemite National Park. Appena quattordicenne, Adams scatta le prime fotografie del parco che diviene uno dei suoi soggetti preferiti, sebbene nel corso della carriera fotograferà numerose aree naturali americane.

È alla fine degli anni ’20 che Adams conosce, grazie a Paul Strand, i principi della straight photography di cui, abbandonato il pittorialismo, diviene uno dei maggiori esponenti. Proprio tali principi – centrati sulla purezza e sull’autonomia della fotografia quale linguaggio espressivo – sono alla base dell’attività del gruppo f/64, che Adams fonda insieme a Edward Weston, Sonya Noskowiak e Imogen Cunningham, tra gli altri, nel 1932. Il nome stesso del gruppo ne rappresenta ideologicamente anche il manifesto: nella macchina fotografica, f/64 è la più piccola apertura del diaframma, che permette di ottenere la massima profondità di campo e la migliore nitidezza dell’immagine sia in primo piano sia nella distanza.

La visualizzazione dell’immagine che si vuole ottenere, ancor prima dell’esposizione e della stampa, è ciò che Adams ritiene fondamentale nel creare fotografie che, nel suo caso, hanno lo scopo ultimo di riflettere ciò che si prova di fronte allo spettacolo straordinario della natura.

La wilderness è per lui uno stato della mente e del cuore, un diritto che va difeso dalle crescenti minacce costituite da fenomeni come il turismo di massa, l’espansione industriale e la diffusione del consumismo. Attivamente impegnato come ambientalista, Adams condurrà in prima persona numerose campagne mostrando, attraverso le sue fotografie, non tanto la realtà e le cause del crescente degrado quanto l’irrinunciabile meraviglia della natura incontaminata.

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One thought

  1. Reblogged this on Torino a naso in sù and commented:

    In attesa delle foto analogiche … sviluppate in Via Carlo Alberto 11, uno dei pochi laboratori in città, che sviluppa ancora in modo eccellente i rullini, sia negativi sia diapositive.

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